Cronistoria

 

 

La Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi, la sua storia…

Se è vero che c’è una storia della Cappella scritta negli anni, nelle esperienze, negli eventi, è pur vero che c’è un’immagine della Cappella, fatta di memorie e di progetti, di scelte e di aspirazioni, di fatiche e di entusiasmi: quotidianità, semplice, autentica ...viva! E in divenire.
     La Cappella Musicale si racconta da sé, altro è la narrazione che io posso farne, sicuramente parziale e soggettiva. Penso, per contro, al modo di ritrarre degli Impressionisti: tocchi di colore approssimati ed essenziali; nulla dichiarare o delimitare, lasciando che la vera natura di esseri e cose traspaia e si riveli per quello che è, senza regole, mai scontata. Così vorrei poter fare.
Ma non si può dipingere se non ciò di cui si ha esperienza.
La mia esperienza fra i cantori della Cappella della Cattedrale di Lodi inizia nel 1989, sotto la direzione di don Piero Panzetti: dal coro della Parrocchia a quello della Cattedrale.
 
 
Da lì parte il racconto: pennellate, come sulla tela della mia memoria.
  
  
PERSONe
Volti di uomini e donne, di varie età; diverse le provenienze, differenti i cammini, le sensibilità, i temperamenti. Persone rimaste, persone di passaggio: nessuna anonima, nessuna inosservata. Un gruppo ristretto ed incerto all’inizio, sempre più numeroso e stabile di anno in anno.
Qualcuno ha già competenze di canto, ci accolgono alcuni “veterani”, allievi di Monsignor Beccaria: la tradizione non s’interrompe, ma si eterna e accompagna gli eventi, indissolubile e docile. Avvertiamo la sensazione misteriosa e profonda di “essere sempre stati lì”, familiari al luogo e fra noi.
La cripta della Cattedrale, intima e accogliente, ci ospita, negli stalli, dietro il piccolo altare che custodisce l’urna del Santo: S. Bassiano veglia su di noi e ci sostiene. Respiriamo una sacralità antica.
“Si prova” tutti insieme una volta la settimana, si canta nei riti solenni. Si scambiano e si condividono esperienze con altri cori della Diocesi: come dimenticare la singolarità del rito di consacrazione dell’altare maggiore restaurato, o l’ardore e l’emozione delle “Veglie di San Bassiano”?!
C’è un tempo in cui più forte si avverte il desiderio, quasi l’esigenza, di incontrarsi; sono gli anni dei “viaggi” (in Svizzera, in Baviera, a Cannes, a Montserrat, a Solesmes).
La conoscenza reciproca, l’affiatamento, la voglia di stare insieme sono i punti di forza di quegli anni: la qualità del canto è in buona parte determinata e sostenuta dall’amicizia e dalla simpatia.
Studiano insieme i “professionisti della musica”, i dilettanti, i principianti: si impara ardentemente “per contagio” da chi ne sa di più. Si uniscono e si fondono le voci, elevando una preghiera non sempre consapevole: la spiritualità si propaga, gentile e generosa, di cuore in cuore.
Ringraziamo Dio perché ci mantiene umili nella convivenza e caparbi nello studio: su tale binario possiamo avere la garanzia di un cammino proficuo e duraturo”: così si esprime don Piero in una lettera ai coristi del marzo 1990.  E le persone camminano: passo dopo passo, come tenute per mano. Raggiunta una tappa, quando ci si ferma a prendere fiato assaporando la soddisfazione della distanza percorsa, solo allora ci si accorge di quel progetto che ci è stato a fianco, rispettoso e discreto compagno: è la personache traccia la sua strada.
 
 
Cantori
Viene il momento di una proposta più impegnativa: le giornate di ritiro e riflessione, che segnano il riprendere dell’attività annuale, sembrano preannunciare una svolta. è ora di daresenso e significato al proprio ruolo.  Noi formiamo un coro di Chiesa. Se per un serio coro generico è l’obiettivo artistico a costituire la sua ragion d’essere, per noi tale obiettivo è soltanto una tappa. La nostra meta artistica si sposta molto più in là: una volta acquisito il doveroso livello musicale, dobbiamo farlo fiorire fino al punto che si possa trasformare in orazione nella mente e nel cuore, tanto nostri quanto dei fedeli che partecipano al rito(lettera ai coristi, 1990).  La persona, priva di contorni, sfuma e si conforma al cantore, destinati a diventare una cosa sola.
Era bello e incoraggiante, ieri, che il Coro potesse dar voce ai singoli; per questa strada il gruppo ha preso assetto e identità. Ci sembra di essere arrivati, ma si tratta semplicemente di una tappa. è tempo che il cantoredia voce al Coro, che molteplici voci singolari ed esclusive si uniscano a formare un solo canto.
1993. Il Coro ha una sede tutta sua: l’antica sacrestia della chiesa di San Filippo, in via Solferino. Un piccolo gioiello che adesso può diventare la nostra sala, un’aula raccolta e ospitale dove imparare e cantare: circondati dagli imponenti armadi di legno intagliato; guardati dalla Vergine e dal Cristo delle due tele che, l’una alla nostra destra, l’altra alla sinistra, trovano posto, giusto al centro delle pareti, tra le grandi ante lignee; custoditi, sotto le agili volte a crociera; tra quattro austere colonne marmoree... che forse sono un po' il simbolo dei nostri studi!
è l’inizio di un’epoca nuova; se da una parte possiamo chiamarci “Cappella Musicale della Cattedrale”, dall’altra ci sentiamo oggetto di aspettative più esigenti.
In questi anni il Coro allarga i propri orizzonti, aprendosi ad altre realtà, confrontandosi con altre esperienze; studio e amicizie ci introducono alla tradizione di altri Paesi, al patrimonio di culture diverse dalla nostra.
Le “prove” settimanali per il cantore diventano due: una più specifica e mirata, per sole voci femminili e sole voci maschili, l’altra per il Coro al completo.
Di punto in bianco mi ritrovo “sui banchi di scuola”, ad imparare la musica; mi imbatto nelle fatiche del solfeggio: appunti, esercizi, interrogazioni; faccio i conti con l’imbarazzo degli errori e degl’insuccessi, con le difficoltà e le lacune; persino con le “giustificazioni”, con la tentazione di “bigiare” e... non è finita: pensate forse sia sfuggita ai “corsi di recupero”?
Dal corso di solfeggio a quello di “vocalità”: ricordo gli insegnamenti di Angus che, dall’Inghilterra a Lodi, per un anno ha rivestito il duplice ruolo di maestro e di componente del Coro; ricordo l’impatto con le peculiari tecniche inglesi, le nostre reazioni di sorpresa e smarrimento.
Attraverso tutti questi sforzi, sui quali ho voluto scherzare un po’, il cantorecresce in preparazione e competenza. Un’altra tappa.
 
 
Servizio
Adesso, con uno sguardo più attento, e retrospettivo, ci accorgiamo che sacrificio e sforzi hanno dato “carattere” al nostro studio.
Forgiati nel metodo e nelle scelte, possiamo arrivare pian piano a far sì che la nostra attività diventi “servizio”, che il nostro canto si stacchi da noi e si trasformi in preghiera, di giorno in giorno: non più “evento”, “occasione straordinaria”, ma semplicemente “quotidianità”, “mens ordinaria”.
“Il Signore, che ci dona il tempo e la vita, ci conceda di fondere la voce con il cuore, perché diventiamo testimoni della Verità”.
a quest’umile ma intensa invocazione affidiamo tutte le nostre aspirazioni. è la preghieradel Coro, instancabilmente e fermamente rinnovata.
Riuniti, ciascuno al suo posto nella Sala della Cappella per le “prove” serali, oppure in piedi a semicerchio nella Sala del Capitolo disponendoci al Rito: l’armonia di queste parole fa cantare i nostri cuori.
Lo stile della nostra preparazione assume aspetti nuovi: la liturgia è per eccellenza lo “spazio” e il “tempo” che ci accoglie e ci accompagna; indugiamo pazientemente in ascolto del “sacro” che dà voce e senso alla musica.  Ci misuriamo ora con ben altra fatica: quella di ritrarci dinanzi al Mistero che sovrasta il nostro canto.
è insistente, ma premurosa, la proposta del maestro, che altri maestri ci manda incontro di tanto in tanto; tornano qui alla mente le lezioni di don Vignolo e di padre Baroffio: chiavi di lettura per la nostra storia.  Siamo ancora in cammino, secondo la nostra andatura, di passo in passo, senza salti bruschi, senza svolte improvvise. Se in alcuni tratti rallentiamo stanchi o incerti, ecco siamo invitati a sostare e a prendere coscienza: la tradizione dei Padri, impronte di sentieri già percorsi, tracciano la strada verso la prossima meta.
Un progetto lungimirante ci accompagna, estraneo all’ansia e all’apprensione, perché nessun obiettivo sia troppo ambizioso o prematuro.
C’è un nome, quello di ciascuno di noi, scritto sulla cartella che contiene gli spartiti per lo studio: è come sentirsi chiamare personalmente, uno per uno, ad essere voce tra le voci, in uno spirito che è sempre meglio quello del “servizio”.  Cresce in consapevolezza il cantore, a poco a poco; si riconosce in un canto, in uno stile che è solo suo, profondamente affine e peculiare:habitus.
 
 
Abito
[…] si ritiene maturo il tempo di contribuire al decoro delle azioni sacre in Cattedrale predisponendo per i coristi la veste liturgica appropriata, che risponde allo specifico servizio che svolgono” (d. Panzetti, marzo 1994).
Ancora una volta, ravvisiamo quel sottile ma tenace progetto che ci sta guidando.
Il Coro riceve la propria veste; il cantore indossa una tunica che lo identifica e rappresenta: l’abito.
è il Vescovo stesso a consegnarci la tunica, dopo averla benedetta, con un rito semplice ed intimo ma suggestivo, nella Galleria dell’Episcopio.
Rivedo il lungo tavolo al centro, adorno di quei drappi bianchi indistinti, e noi tutti intorno, in piedi, ognuno nei suoi “panni”, ognuno coi suoi “colori”, voci diverse per una sola preghiera.
Chiamati per nome, ad uno ad uno, la tunica passa dalle mani del Vescovo alle nostre mani: il corista indossa una veste che lo identifica e rappresenta: abito.
Una sola “impressione” bianca senza contorni: impronta, traccia, cammino. “Sfumatura” che unifica ma non confonde: armonia.  Così rivestiti possiamo innalzare unanimi un solo canto, inno di ringraziamento e di lode.
Da quel momento l’assemblea dei fedeli, riunita nella celebrazione liturgica, riconosce il Coro da quest’abito, al tempo stesso austero ed essenziale. E, da parte sua, il corista è chiamato a riconoscersi in esso: significa accettarlo, ogni volta come fosse la prima. Si può indossare una veste, la stessa veste, al fine di apparire “uniformi”, ordinati, idonei per un’occasione, o in onore di qualcuno.
Una veste può anche essere “divisa”, simbolo e segno di un servizio o di un mandato.  C’è poi la veste, umile e familiare, che porto “in casa mia”, nella “quotidianità”, immagine di me stesso spontanea e autentica,scelta personale e intima.  Servizio, cantore, persona: l’abito.
 
 
In concerto
Solo ora, con “la veste”, il Coro è pronto ad esibirsi in concerto.
è un’esperienza nuova, che suscita entusiasmo e trepidazione: ci viene chiesto di esprimerci in un canto altrettanto partecipe e autentico quanto quello di un rito, così come devono essere riservati al rito lo stesso studio e la stessa preparazione dedicati a un concerto.
Prendiamo a poco a poco coscienza che un altro compito ci è affidato: evocare e fondere nel medesimo servizio la dimensione liturgica e quella musicale. Senza questo obiettivo, il Concerto sarebbe “l’evento”, un traguardo, l’occasione buona per dire “Ecco, siamo arrivati”, una volta per tutte. Ciò che sperimentiamo è ben diverso.
Quando sei giunto a saper leggere l’opera, quando ne conosci la melodia, quando sai rispettarne i tempi e le pause, sai tradurne il ritmo e la sonorità e senti di averne colti l’ispirazione e il sentimento, allora ti accorgi che il vero studio, quello che ti farà “sudare” sul serio, in realtà comincia adesso.  Hai conosciuto l’autore, la sua epoca, il suo stile; hai appreso il contenuto della sua opera, ora devi interiorizzarne il senso e farlo tuo, devi essere tu a far vibrare la musica, tu a farla parlare, tu a renderla significativa, tu a destare il Sacro anche al di fuori della liturgia.   
Ancora una volta, il presente fa luce sul passato e induce a leggere ciò che a suo tempo era rimasto oscuro o sottovalutato.  Ripenso ai “Vespri d’organo”, una delle prime iniziative musicali in Cattedrale: una volta al mese, la domenica pomeriggio, il suono dell’organo, talvolta congiunto a quello di un altro strumento, usava intrattenere gli ascoltatori in un raccoglimento e in una compostezza molto vicini a quelli di un rito.
Ricordo gli appuntamenti serali del primo sabato del mese e il “Ciclo delle improvvisazioni”: pregevoli musicisti hanno saputo elevare gli animi con note degne della sacralità del luogo. Solo ora riconosco in quei “momenti” i nobili presupposti di ciò che oggi è insistentemente affidato a noi.
 
 
Continuità
Se può esserci un “continuus”, un’armonia fondamentale ed essenziale che accompagni, sostenga e perpetui l’attività del “Coro della Cattedrale”, deve trattarsi senz’altro di questo profondo e rinnovato connubio fra liturgia e musica, fra musica e liturgia. La continuità, il futuro del Coro.
Da qualche tempo, ai nostri studi si affiancano quelli di un gruppo di “piccoli” cantori, fanciulli e preadolescenti: aggiungendo scuola a scuola, imparano il solfeggio, la vocalità, il canto, apprendono l’uso di uno strumento musicale, in un itinerario educativo consolidato di anno in anno. Nasceil Coro dei ragazzi.
Da non dimenticare è inoltre la realtà dei ragazzi cantori che, mentre si preparano in modo rigoroso, guardano al coro degli adulti con occhio tanto ammirato quanto critico: a loro, per un domani non molto lontano, dobbiamo preparare un ambiente qualificato, pronto ad accoglierli nel migliore dei modi” scriveva già don Panzetti in una lettera ai coristi dell’aprile 1993.
Se diversi sono i percorsi didattici e le metodologie, tuttavia univoco è il progetto: sintesi e frutto delle esperienze passate, specchio e guida di quelle attuali, fondamento e sostegno per il domani.
Il Coro dei ragazzi non è altro da quello degli adulti, bensì “una meta”, significativa ed essenziale: tradizione e avvenire.   Ogni anno, durante una Messa di suffragio per i Musicisti della Cattedrale, si svolge il rito di benedizione e di consegna delle tuniche ai nuovi coristi: alcuni piccoli cantori indossano per la prima volta la “veste sacra”, simbolo del loro ministero musicale nella liturgia.  Chiamati per nome, ad uno ad uno, come fu per noi quella prima volta nella Galleria dell’Episcopio, ricevono dalle mani del Parroco l’abito: il rosso è il loro colore, acceso e intenso come la loro età, come l’impegno delle loro menti, come l’entusiasmo dei loro cuori.   Così “rivestiti”, si uniscono finalmente agli altri: adulti e ragazzi insieme diventano un unico coro, il Coro della Cappella Musicale della Cattedrale.
Nei concerti, come nei riti, il bianco -certezza del presente- e il rosso -serenità per il futuro- si stemperano e si dilatano a dare quell’unico habitus che, solo, può parlare di noi.
Il “Concerto di Natale”, soprattutto, è di anno in anno l’espressione più cara e significativa del nostro cammino, del nostro “divenire”.
 
 
maturo è il tempo
Poiché il cammino prefissato sembra perseguire gli esiti desiderati ed i membri della Cappella Musicale dimostrano di maturare nella comprensione della natura e della finezza del servizio musicale liturgico...” (don P. Panzetti, marzo 1994).
Ormai la Cattedrale ha un Coro stabile: le persone hanno scelto e preso posto; maturo è iltempo per proposte più esigenti.  Con maggior fermezza ci vengono richiesti ordine e disciplina. Preghiera, silenzio, riflessione aprono, sostengono e chiudono il nostro canto e ogni espressione della nostra attività.  I componenti della Cappella assumono ruoli ed incarichi, sono: coristi e “soli”, maestri e allievi musicisti; addetti all’archivio, animatori del canto liturgico, lettori, coordinatori ai riti solenni e ai concerti...   La persona si rispecchia nel servizio che le è affidato, il servizio prende anima nella misura in cui la persona lo fa proprio.
Ci accompagna un’attenzione delicata e sottile, rivolta a ciascuno nella sua singolarità, di giorno in giorno; si cammina in un rapporto autentico e personale, volto ad accogliere e a valorizzare, a comprendere e a sostenere.
“Nec tam vocis quam virtutis concentus” (“Non tanto un’armonia di voci, quanto una concorde espressione di valori” Tac.).  Nel 1995 si forma un Coro di Canto Gregoriano che, a partire dai primi componenti, già inclusi nel Coro degli adulti, si arricchisce ben presto di nuovi cantori, conquistati dalla sobria purezza di questa melodia indicibilmente affine all’uomo, incredibilmente senza tempo.
E così via, di tappa in tappa, la Cappella Musicale della Cattedrale va prendendo forma e sostanza, come forse era stato progettualmente pensato fin dall’inizio, o al di là di quanto ci si sarebbe aspettati, chissà.
Di passo in passo, sulle note di Fauré (il Requiem), di Handel (il Messia), di Gorecki (il Miserere), di Vivaldi (il Gloria), in concerto, tracciamo la nostra storia.
Ma ben più vasta e multiforme è la materia dei nostri studi: il Te Deum di Arvo Pärt, il Magnificat di Bach e poi... e poi chissà cos’altro ci è riservato.
 
 
in cammino
Il 4 Marzo 1998 nasce, a sostegno dell’attività della Cappella,l’Associazione “Cantus - Amici della Cappella Musicale della Cattedrale”.   Cantus è frutto dell'affetto e dell'entusiasmo di alcune persone in vario modo "vicine" al Coro della Cattedrale: di qui la scelta di identificarsi in primo luogo nel nome di "Amici".   Impegno primario dell'Associazione è dunque quello di sostenere e favorire sotto diversi aspetti l'attività della Cappella, oltre a quello di estenderne il ruolo culturale nel campo della Musica.  Cantus collabora con la Cappella, offre supporto allo studio dei cantori, promuove i concerti e ne cura l'organizzazione, ma non manca di proporre a sua volta alcune iniziative. La rassegna estiva "Musica nei cortili della Città" diventerà un appuntamento consueto per i soci che amano congiungere il piacere della Musica con lo scenario artistico di alcuni dei più attraenti cortili privati di Lodi.   Nell’estate dello stesso anno 1998 si costituisce la “Capella Instrumentalis Laudensis”: la Cappella Musicale avrà così la propria orchestra.  Siamo al 1999: come tutta la Diocesi, anche la Cappella si prepara al Giubileo dell’anno 2000. è una sintesi di memorie e di esperienze, che porta a riconsiderare le proprie origini e a rinnovare il cammino percorso, rivisitandone le tappe.   Ai piedi dell’urna di San Bassiano abbiamo mosso i primi passi; l’Antifona a San Bassiano, musicata dal maestro Suzzani, ci ha avviati e ancora ci accompagna, straordinariamente solenne, intimamente “nostra”.  E come in quei primi anni, nella Cripta sotto l’Altar Maggiore e poi di fronte al grande organo, l’eredità dei Padri e dei Maestri ci guida e ci conduce senza interruzione alcuna verso il domani.
 
GIUBILEO DELL’ANNO 2000
“Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell'arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell'invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile. [...]
     La Chiesa ha bisogno, in particolare, di chi sappia realizzare tutto ciò sul piano letterario e figurativo, operando con le infinite possibilità delle immagini e delle loro valenze simboliche.”
     “La Chiesa ha bisogno, altresì, dei musicisti. Quante composizioni sacre sono state elaborate nel corso dei secoli da persone profondamente imbevute del senso del mistero! Innumerevoli credenti hanno alimentato la loro fede alle melodie sbocciate dal cuore di altri credenti e divenute parte della Liturgia o almeno aiuto validissimo al suo decoroso svolgimento. Nel canto la fede si sperimenta come esuberanza di gioia, di amore, di fiduciosa attesa dell'intervento salvifico di Dio” (Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, 4 aprile 1999, Pasqua di Risurrezione).
 
 
BASSIANUS
Domenica 5 Novembre 2000: la Cappella Musicale e la Capella Instrumentalis Laudensis eseguono in Cattedrale l'oratorio "Bassianus - Confessor ac Episcopus laudensis" composto per l'occasione dal maestro Mariano Suzzani.
È una tappa importante, che ci fa maturare sotto i profili teologico e di fede oltre che in qualità di cantori.
La musica […] tende a ricostruire gli antichi “modi” medievali. Il compositore ha naturalmente assegnato un’importanza prioritaria alla lezione gregoriana, soprattutto nella profonda e reciproca collaborazione tra parola e linea melodica, ma sono chiaramente avvertibili anche i riferimenti alle peculiarità barocche proprie della forma musicale dell’oratorio: così si esprime il musicologo Quirino Principe in occasione della presentazione dell’opera alla cittadinanza, l’11 gennaio 2000.
Il testo, curato da Ettore Garioni, ripercorre la vita del Santo così come ci viene raccontata dalle fonti eucologiche, ne rivisita i miracoli e la arricchisce di un più elevato contenuto spirituale, che emana dai passi biblici e dai salmi che accompagnano la narrazione degli episodi più significativi e degli interventi prodigiosi del primo Vescovo della nostra Diocesi.
Riserviamo particolare impegno, studio, esercizio e riflessione a quest'opera che resterà nel tempo a testimonianza della perenne devozione della Città verso il suo patrono.
Ma il Bassianus vuol essere anche un contributo significativo alla tradizione e al patrimonio artistico e culturale di Lodi. 
La santità di Bassiano, la musica di MarianoSuzzani: si estende dal secondo al terzo millennioil nostro omaggio alla Diocesi di Lodi.
 
GAUDIUM
Il 12 febbraio, nell’ambito della celebrazione del Giubileo degli Artisti, si tiene la presentazione del cd “GaudiumImprovvisazioni organistiche su brani gregoriani”. Nel disco, Mariano Suzzani esegue le improvvisazioni ispirate ai Misteri Gaudiosi cantati dal Coro Gregoriano della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi. L’incisione, curata dall’Associazione Cantus, è stata realizzata proprio nella nostra Cattedrale.
Il cd propone all’ascoltatore una singolare operazione che porta, dallo sviluppo di un tema della devozione religiosa – i Misteri Gaudiosi del Rosario –, alle forme musicali più elevate e colte della variazione e dell’improvvisazione.
[…] non è un’operazione peregrina, isolata da qualsivoglia contesto ecclesiale.fa notare Giacomo Baroffio nella presentazione che accompagna il cd Nasce da un’esigenza avvertita in una comunità che da alcuni anni cammina verso Dio lasciandosi guidare anche dalla musica. Una musica che nella liturgia è vissuta in prima persona grazie al coro che canta in rappresentanza dell’assemblea e che riesce in momenti appropriati a coinvolgerla nel canto in prima persona: tutto nell’ascolto della Parola che rimane prioritaria […]”.
Per la sua originalità e il suo pregio Gaudium rappresenta certamente un autorevole contributo al patrimonio artistico della Città e della Diocesi di Lodi, ma noi vorremmo che riuscisse soprattutto, come dice ancora Baroffio, a “esprimere la fede in quella tensione propria dell’esperienza religiosa cristiana che da sempre è chiamata a trovare l’equilibrio tra il divino-ineffabile e l’umano-dicibile nel quotidiano, tra passato e presente, tra parola-musica-silenzio dell’uomo e, prima ancora, di Dio”.
 
il viaggio
Dopo un’esperienza intensa come quella dell’Anno Giubilare, a confronto con due opere completamente nuove, con un linguaggio musicale che “è moderno e insieme ha un sapore arcaico” (G. Baroffio), la sensazione è quella di sentirsi in viaggio: si lascia una meta per raggiungerne un’altra.
Concerto di Natale 2001: è la volta dello splendido Weihnachts Oratorium, l’Oratorio di Natale, di J. S. Bach.
E poi ancora. "Quest'anno il mio viaggio è stato il Dixit": con questa incisiva affermazione don Piero dipinge al Coro ciò che sostanzialmente ha rappresentato, per lui stesso e per la Cappella intera, il Dixit Dominus di G.F. Handel, opera che la Cappella Musicale della Cattedrale, accompagnata dalla Capella Instrumentalis Laudensis, ha interpretato il 28 giugno 2002 in Cattedrale, in occasione del 50° anniversario di ordinazione del Vescovo di Lodi Mons. Giacomo Capuzzi.
     La preparazione di questa elaborata composizione sacra ha in effetti richiesto al Coro un anno di studio particolarmente intenso e impegnativo.
Non è bastato metterci "la musica" e "il canto"; è vero, in fondo si è trattato proprio di "un viaggio", di un percorso a volte rettilineo altre volte tortuoso, con delle tappe da raggiungere non sempre così vicine né così facilmente accessibili, ma comunque obbligate, da cui ripartire subito dopo e per andare oltre, per una strada in salita, in direzione di una meta e su un terreno che in un solo modo scoprivamo esserci meno impervio: a mano a mano che vi ci addentravamo.
     Studiare e interpretare il Dixit Dominus ha comportato prima di tutto il prendere confidenza col linguaggio di questo grandioso salmo 110, lasciarsi aiutare ad interiorizzarne - se non a comprenderne del tutto - il messaggio in termini di fede e di preghiera, cogliere ed esprimere per quanto possibile lo spirito del compositore stesso nella sua opera.
     Il concerto è alla fine la meta, ma significativo e indimenticabile è "il viaggio" che ha portato a raggiungerla.
     Ma se il 2002 è segnato soprattutto dalla preparazione del Dixit Dominus, è pur vero che lo studio e l'attività della Cappella proseguono il loro cammino anche verso altre tappe, più o meno distanti.
     Sabato 16 marzo, presso il Teatro Alle Vigne, il Coro della Cappella Musicale della Cattedrale (rappresentato da alcuni suoi componenti) esegue la Via Crucisdi Liszt.
     L'11 Maggio, in Cattedrale, i "bambini aspiranti cantori" presentano per la prima volta un concerto tutto per loro, che li vede impegnati in prima persona. Il Tesoro di Dio, di don Piero Panzetti, è il titolo della cantata per soli, coro e basso continuo, speciale segno e frutto di un anno di lavoro e di collaborazione tra i piccoli allievi, i giovani insegnanti (di Manuela Magli è il testo) e i Ragazzi Cantori, sotto la guida del maestro.
     Infine, in occasione del Concerto di Natale, il 23 dicembre, verrà eseguito il Magnificat di Bach, mentre il Coro Gregoriano continua assiduamente il proprio studio, ora concentrato sugli antichi Codici che custodiscono la liturgia dedicata a San Bassiano.
 
preghiera e canto
     Ogni prova di canto si apre e si chiude con la preghiera; in particolare, al termine della prova del sabato pomeriggio, il Coro al completo pronuncia in tono retto alcune invocazioni al Signore, ascolta e medita la lettura di un passo della Bibbia e conclude recitando: Beatus vir cuius est auxilium abs te. Ascensiones in corde suo disposuit (Ps.111/112).
     Per l’anno di studio 2001/02 il consueto versetto latino si arricchisce di una propria melodia sulle quattro voci ed è cantato in coro, prima della S. Messa. Ma il sentimento della vera lode a Dio, che prepara al canto, nasce solo dalla preghiera del cuore, come quella piena di gratitudine che recitiamo nel breve tempo che introduce al silenzio e predispone al Rito.
"Quanto ho pianto - o Signore -
al sentire gli inni e i canti in tuo onore,
vivamente commosso dalle voci della tua Chiesa che cantava dolcemente!
Quelle voci vibravano nelle mie orecchie
e la verità calava nel mio cuore
e tutto si trasformava in sentimento di amore
e mi procurava tanta gioia da farmi sciogliere in lacrime."
(S. Agostino, Le Confessioni)
 
UNIVERSALITà
     Continuando, infatti, l'antica tradizione biblica, a cui lo stesso Signore e gli Apostoli si sono attenuti (cfr Mt 26,30; Ef 5,19; Col 3,16), la Chiesa lungo tutta la sua storia ha favorito il canto nelle celebrazioni liturgiche, fornendo secondo la creatività di ogni cultura stupendi esempi di commento melodico dei testi sacri nei riti tanto dell'Occidente quanto dell'Oriente”(Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra, 22 novembre 2003).
Anno 2003. Se la settimana Santa viene introdotta dalle note cinquecentesche della Passio Domini Nostri Jesu Christi secundum Joannem del fiammingo Orlando di Lasso, sono i Vespri (1915) All Vigil Night (op.37) del russo Rachmaninov a far risuonare la Cattedrale nel Concerto di Natale. Nell’esecuzione dei Vespri, al coro della Cappella Musicale della Cattedrale si uniscono alcuni Cantori del Coro della Chiesa Ortodossa Russa di Milano: un’esperienza singolare alla quale la Cappella si è preparata con lo studio e con la riflessione, anche grazie alla visita alla Comunità di Bose, nel mese di maggio, dove il priore Enzo Bianchi ha offerto un’intensa lezione sul tema “Ortodossia e liturgia”.
 
E DEVOZIONE                                               
     “Il secolo scorso [...] ha conosciuto uno speciale sviluppo del canto popolare religioso, del quale la Sacrosanctum Concilium dice: «Si promuova con impegno il canto popolare religioso, in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle stesse azioni liturgiche, [...] possano risuonare le voci dei fedeli». Tale canto si presenta particolarmente adatto alla partecipazione dei fedeli non solo alle pratiche devozionali, [...] ma anche alla stessa Liturgia. Il canto popolare, infatti, costituisce «un vincolo di unità e un'espressione gioiosa della comunità orante, promuove la proclamazione dell'unica fede e dona alle grandi assemblee liturgiche una incomparabile e raccolta solennità»” (Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra).
     Il 2003 è anche anno di registrazione e pubblicazione di due cd interamente dedicati a Maria: “Ave NobilisCanti alla Madre di Dio dalla tradizione popolare alla letteratura classica”, che propone una scelta di canti popolari e del repertorio classico (dal gregoriano fino a composizioni contemporanee) e “Lodiamo Maria – Canti mariani della tradizione popolare”, eseguiti dal Coro dei Ragazzi Cantori.
 
LA SCUOLA per Ragazzi Cantori
     “Avete dunque un ruolo importante da svolgere nella vita della Chiesa. Siete i piccoli messaggeri della bellezza. Il mondo ha bisogno del vostro canto, poiché il linguaggio della bellezza tocca i cuori e contribuisce all'incontro con Dio. [...]
     Voi siete anche messaggeri della fede. Non basta infatti che, mediante la qualità del vostro canto, portiate il vostro auditorio alla preghiera e alraccoglimento. Poiché la musica e il canto sacri sono parte integrante della liturgia della Chiesa, il vostro canto aiuta i fedeli a volgersi verso Dio, soprattutto durante la celebrazione dell'Eucaristia” (Giovanni Paolo II, Congresso della Federazione Internazionale dei Pueri Cantores, 31 dicembre 1999).
     2004. Nasce a tutti gli effetti la Scuola per Ragazzi Cantori. Essa ha lo scopo di curare la formazione dei “più piccoli” che, frequentando la scuola elementare, aspirano a diventare Cantori della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi. Formazione musicale e al canto, ma anche formazione alla vera bellezza, al servizio, alla preghiera, allo spirito di celebrazione della liturgia.
     Un’esperienza molto coinvolgente, non solo per i ragazzi ma anche per alcuni giovani cantori della Cappella, chiamati ad essere inoltre educatori e insegnanti, trasmettendo ciò che a loro volta hanno ricevuto e interiorizzato.
     E quali splendide voci di solista sono nate e cresciute tra i Ragazzi Cantori!
 
 
VIVIFICE SPIRITUS VITAE VIS
“Nella Chiesa risuona spesso l'invocazione allo Spirito Santo: Veni, Creator Spiritus … - «Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato».
Lo Spirito Santo, «il Soffio» (ruah), è Colui a cui fa cenno già il Libro della Genesi: «La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque» (1,2). Quanta affinità esiste tra le parole «soffio - spirazione» e «ispirazione»! Lo Spirito è il misterioso artista dell'universo. Nella prospettiva del terzo millennio, vorrei augurare a tutti gli artisti di poter ricevere in abbondanza il dono di quelle ispirazioni creative da cui prende inizio ogni autentica opera d'arte” (Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti).
     Il 2004 è soprattutto anno di studio e di preparazione: non bastano le note di Handel, quelle dei Four Coronation Anthems che saranno eseguiti in occasione del Concerto di Natale, un’altra opera comincia a risuonare tra le pareti della sala del Coro, un’opera del tutto nuova, voluta e commissionata dalla e per la Cattedrale di Lodi.
     Il Vivifice Spiritus Vitae Vis – Carmen in Spiritum Sanctum, per soli, coro e organo, nasce quale omaggio della Cattedrale al proprio Vescovo Giacomo Capuzzi al termine del suo servizio di pastore della Diocesi.
     è ancora Ettore Garioni a selezionare e curare sapientemente i testi, tutti veterotestamentari, affidati questa volta alla singolare competenza compositiva di Guido Morini: un sodalizio di intenti e di ispirazione con il Maestro di Cappella don Piero Panzetti. 
     “Come già, a segnare l’inizio del terzo millennio, si era realizzato l’oratorio Bassianus, con questa nuova opera si intende proseguire su quella strada, perché dominante resta la convinzione che l’intreccio tra arte e fede, tra antico e nuovo possano, pur nella diversità dei linguaggi, aprire al mistero del sacro l’uomo che sa ascoltare” (E.Garioni, in Vivifice Spiritus VitaeVis, pubblicazione in occasione della prima esecuzione).
“Nella partitura si può individuare una scrittura musicale che ricorre al contrappunto, alla melodia gregoriana e al corale bachiano. La simbiosi fra il testo e la melodia, peculiarità del repertorio gregoriano come della polifonia rinascimentale, ricorre in tutta l’opera. Non mancano, inoltre, elementi ritmici e sonorità care alla sensibilità musicale contemporanea” (Pietro Panzetti, in Vivifice Spiritus Vitae Vis, pubblicazione in occasione della prima esecuzione del concerto).
Nulla di più eloquente, a raccontare l’opera, delle parole di coloro che hanno contribuito a darle vita.
     Il Carmen viene eseguito per la prima volta dalla Cappella Musicale il 5 giugno 2005 in Cattedrale.
 
 
“SILETE VENTI!”
In occasione del concerto di Natale di questo stesso anno – M.A. Charpentier, Te Deum e Messe de Minuit – si avvia una vivace collaborazione fra la Cappella Musicale e Silete Venti!, orchestra nata nel 2004 per volontà di un gruppo di giovani musicisti di varie nazionalità, amici della Cappella Musicale di Lodi, accomunati dal desiderio di promuovere lo studio filologico del repertorio classico e in particolare del periodo barocco.
 
APPARTENENZA
 “Da ultimo, vorrei ancora ricordare ciò che san Pio X disponeva sul piano operativo, al fine di favorire l'effettiva applicazione delle indicazioni date nel Motu proprio. Rivolgendosi ai Vescovi, egli prescriveva che istituissero nelle loro diocesi «una commissione speciale di persone veramente competenti in cose di musica sacra». Là dove la disposizione pontificia fu messa in pratica i frutti non sono mancati. Attualmente sono numerose le Commissioni […] che offrono il loro prezioso apporto nella preparazione dei repertori locali, cercando di operare un discernimento che tenga conto della qualità dei testi e delle musiche. Auspico che i Vescovi continuino ad assecondare l’impegno di queste Commissioni, favorendone l’efficacia nell’ambito pastorale” (Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra).
     “Facendo mia l’istanza dell’amato Predecessore, desidero incoraggiare i cultori della musica sacra a proseguire su tale cammino. è importante stimolare, come è intenzione anche del presente Simposio, la riflessione e il confronto sul rapporto tra musica e liturgia […]” (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata di studio sulla Musica Sacra, 1 dicembre 2005).
Mentre Benedetto XVI, succedendo a all’amato predecessore Giovanni Paolo II, ne prosegue il coraggioso e illuminato cammino avviando il proprio pontificato, la Diocesi di Lodi si prepara ad accogliere il nuovo Vescovo.
Il 17 dicembre 2005 la Cappella Musicale della Cattedrale, in comunione con l’intera Chiesa di Lodi, saluta l’ingresso di S.E. Mons. Giuseppe Merisi animando con la musica e il canto il rito solenne.
L’anno che segue, il 2006, sarà uno degli anni più vivaci nel campo della musica: la celebrazione del 250° anniversario della nascita di Mozart vede fiorire a livello internazionale una moltitudine di iniziative. La Cappella Musicale dedicherà al grande compositore, tanto amato dal papa, il Concerto di Natale con l’esecuzione dei Vesperae Solennes de Confessore e della Krönungsmesse KV 317 e, insieme a Silete Venti!, offrirà la propria collaborazione alla realizzazione di due giornate dal programma intenso – il 27 e il 28 maggio – promosse dalla Città di Lodi con il patrocinio del Mozarteum di Salisburgo.
Non basta, il 7 ottobre 2006 la Cappella Musicale esegue in Cattedrale Joshua: è il primo  dei più celebri oratori di Handel che saranno studiati e proposti al pubblico nel corso di tre anni. Joshua apre dunque un percorso, un cammino che avvicinerà i cantori, i musicisti e gli ascoltatori a tre personaggi biblici particolarmente significativi ed emblematici nella Storia della Salvezza.
Ma, ancora, il 2006 segna un’altra tappa importante: nel nuovo “Statuto e regolamento della Chiesa Cattedrale di Lodi”, voluto e promulgato dal Vescovo Giuseppe Merisi, la Cappella Musicale viene a tutti gli effetti riconosciuta e delineata quale parte integrante ed essenziale della Chiesa Cattedrale di Lodi.
La Cappella Musicale della Cattedrale è un’istituzione ecclesiale, creata allo scopo di:
a) provvedere al servizio musicale della liturgia nella Cattedrale, privilegiando le celebrazioni presiedute dal Vescovo;
b) diffondere la cultura religiosa mediante la musica sacra.
La responsabilità della Cappella Musicale è affidata al Maestro, in piena armonia con il Vescovo, il Rettore e il Cerimoniere vescovile” (Statuto della Chiesa Cattedrale di Lodi, Art. 6, 3 dicembre 2006).
 
CATTEDRALI
Il linguaggio di una cattedrale
è fatto di pietre, colori, luci,
profumi, silenzi, Presenza…
Una cappella musicale non vuole altro
che farsi voce di tale armonia.
Per la via dei suoni
diventa raggiungibile ciò che sta oltre:
il cuore di Dio, il cuore dell’uomo.
(don Pietro Panzetti)
Questo è “Cattedrali - Le Cappelle Musicali”, la rassegna annuale vivamente voluta da S.E. Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi, promossa dalla Cattedrale di Lodi con la Cappella Musicale e dal Servizio nazionale CEI per il progetto culturale della Chiesa.
“Ritengo che sia bello per la Cattedrale di Lodi poter invitare, a partire da quest’anno, le Cappelle Musicali di Cattedrali Italiane ed Europee, con la loro storia, con la loro vita.
La cappella musicale di una cattedrale è il luogo in cui si custodiscono e si coltivano i suoni. Tale opera, perseguita con dedizione amorosa e con attento studio della relazione che i suoni hanno tra loro, costituisce l’habitat nel quale crescono persone dedite alla musica: i cantori, l’organista, il maestro di cappella. Esse frequentano con assiduità la cattedrale; […] scoprono e si adeguano docilmente alla sua armoniosità, fino a sentirsene parte. […] Cresciuto a mia volta nel grembo di tale ricchezza, ho voluto la rassegna Cattedrali, perché lo spirito che anima una cappella musicale possa maggiormente propagarsi a vantaggio della bellezza” (Pietro Panzetti, presentazione in occasione della prima edizione della rassegna Cattedrali, libretto di accompagnamento ai concerti, ottobre 2007).
     A partire dal 2007 ogni anno, ad ottobre, la Cattedrale di Lodi risuonerà, oltre che delle note della sua Cappella, anche delle melodie e delle voci di alcune tra le altre numerose Cappelle Musicali di Cattedrali che con essa condividono lo stesso amore per quella ricchezza e quella bellezza che la musica sa comunicare.
Saranno così di volta in volta ospiti e, con la loro musica e il loro canto, anima della Cattedrale di Lodi le Cappelle Musicali di Cremona e del Duomo di Milano e i Domspatzen di Ratisbona nel 2007, le Cappelle Musicali delle Cattedrali di Fiesole e di Bergamo e l’Escolania di Montserrat nel 2008, la Cappella Musicale del Duomo di Bressanone nel 2009.
     Ed è per Cattedrali che la Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi eseguirà, dopo Joshua, altri due oratori handeliani: Judas Maccabaeus (ottobre 2007) ed Esther (ottobre 2008), per arrivare alla solenne Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannemdi Arvo Pärt (ottobre 2009), affidata alle voci dei più giovani cantori della Cappella per le parti corali e all’esecuzione esperta di sei solisti.
 
LITURGIA
     “A riguardo delle composizioni musicali liturgiche faccio mia la “legge generale” che san Pio X formulava in questi termini: «Tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell'andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto meno è degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme». Non si tratta evidentemente di copiare il canto gregoriano, ma piuttosto di far sì che le nuove composizioni siano pervase dallo stesso spirito che suscitò e via via modellò quel canto. Solo un artista profondamente compreso del sensusEcclesiae può tentare di percepire e tradurre in melodia la verità del Mistero che si celebra nella Liturgia” (Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra).
     Ma per tutti questi anni, venti da quel lontano 1989 che dà inizio alla “storia” della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi, fino ad oggi – anno 2009 – uno resta il filo conduttore che segna il cammino, che non va mai perso e che sempre permette di fare ritorno a casa: il canto per e “dentro” la liturgia.
     A partire dal 1998 si costituisce a poco a poco un repertorio di canti liturgici composti di anno in anno dal maestro di Cappella don Pietro Panzetti per la Cattedrale di Lodi. Si tratta sia di canti (o parti di canto) all’unisono, destinati a coro e assemblea uniti, sia di canti polifonici la cui esecuzione è essenzialmente affidata alle voci del coro.
     E in ognuno di questi canti, dal primo Credo, Signore. Amen del ’98, ai successivi Beate Bassianedel 2000, Beatus vir (2001), Ne derelinquas me, Domine (2002), Veni Redemptor gentium (2004), Beata Mater e Dirigatur, Domine, oratio mea (2006), fino al più recente Confessor Domini, Bassiane (2008) composto in occasione del XVI centenario del Patrono della Diocesi di Lodi - per citare solo alcune delle opere polifoniche più ispirate e significative - si ravvisano chiaramente la predilezione e la particolare inclinazione di don Panzetti per il canto gregoriano.
 
E CONCERTI
“Da questa esigenza intrinseca del parlare con Dio e del cantarLo con le parole donate da Lui stesso è nata la grande musica occidentale. Non si trattava di una “creatività” privata, in cui l’individuo erige un monumento a se stesso, prendendo come criterio essenzialmente la rappresentazione del proprio io. Si trattava piuttosto di riconoscere attentamente con gli “orecchi del cuore” le leggi intrinseche della musica della stessa creazione, le forme essenziali della musica immesse dal Creatore nel suo mondo e nell’uomo, e trovare così la musica degna di Dio, che allora al contempo è anche veramente degna dell’uomo e fa risuonare in modo puro la sua dignità” (Benedetto XVI, Discorso al mondo della cultura, Francia, Collège des Bernardins, 12 settembre 2008).
     Intanto, insieme al susseguirsi dei Concerti offerti alla cittadinanza e alla diocesi di Lodi in occasione del Natale – l’Ave Maria, i Salmi 42 e 115 e l’Hör mein Bitten di Mendelssohn nel 2007, il Gloria e il Beatus Vir di Vivaldi nel 2008 – si rinnovano, richieste, le esecuzioni del Vivifice Spiritus Vitae Vis (prima presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa e la Parrocchia di San Gaetano a Milano, poi a Locarno, e ancora presso la Comunità di Bose).
     E, tra le iniziative destinate a celebrare i 1600 anni dalla morte del nostro Patrono, il 18 aprile nella Cattedrale di Lodi e il 19 nella Chiesa Parrocchiale di Casalpusterlengo, la Cappella Musicale è chiamata a riproporre, dopo nove anni dalla prima esecuzione, l’oratorio Bassianus - Confessor ac Episcopus laudensis.
 
STRUMENTI
     “Sempre sul piano pratico, il Motu proprio di cui ricorre il centesimo anniversario affronta anche la questione degli strumenti musicali da utilizzare nella Liturgia latina. Tra essi riconosce senza esitazione la prevalenza dell'organo a canne, circa il cui uso stabilisce opportune norme. Il Concilio Vaticano II ha recepito pienamente l'orientamento del mio santo Predecessore stabilendo: “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”.
     […] Occorre tuttavia vigilare perché gli strumenti siano adatti all'uso sacro, convengano alla dignità del tempio, siano in grado di sostenere il canto dei fedeli e ne favoriscano l'edificazione” (Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra).
      è l’organo a canne (Serassi, 1835) della Cattedrale di Lodi che sempre accompagna i riti animati dalla Cappella Musicale e il nostro canto durante la liturgia.
     C’è poi un piccolo-grande tesoro che a sua volta arricchisce la Cappella Musicale, un tesoro fatto di nobili e preziosi strumenti.
     “Ex ligno voces” è il nome che si è voluto dare l’ensemble di flautisti recentemente nato in seno alla Cattedrale di Lodi. “Voci di legno”, voci dal legno... vien da dimenticare i musicisti: quale la sorgente del suono, chi è che canta? Sono “i legni”, gli strumenti, sono loro che parlano… e forse raccontano. Loro i protagonisti: un consort di sette flauti rinascimentali di pregiata fattura, opera di Li Virghi, realizzati su commissione della Cappella Musicale. Attorno a questi sette flauti si è costituito il quintetto di flautisti (tutti professionisti e insegnanti attivi nel campo della musica antica e della ricerca musicologica) che ogni domenica si ritrova nella sala del coro per studiare e provare. Li abbiamo ascoltati a giugno, flautisti e flauti senza distinzione, voci limpide e suggestive nella splendida cornice del Coro dell’ex monastero di Santa Chiara Nuova; li potremo riascoltare in un cd pubblicato a cura della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi.
     Ma nella storia della Cappella Musicale ci sono altri “legni” che raccontano.
     L’organetto portativo, di fabbrica olandese (Gerrit en Henk Klop), pregevole copia di uno strumento del XVI secolo: da anni accompagna, con la morbida sonorità delle sue canne in legno, le fatiche, le emozioni e le gioie relative ai concerti, preparazione ed esecuzioni.
     Il nuovo pianoforte a mezza coda (della Casa Schimmel), nella sala del coro, fedele compagno e supporto del nostro studio settimanale: oh, lui sente le voci abbozzarsi e riscaldarsi, sente il canto nascere ancora timido e allora lo incoraggia e lo sostiene - lui, sicuro e robusto nei suoni - finché non sia pronto a “volare”.
     Non manca infine un clavicembalo italiano, strumento d’elezione per l’esecuzione degli oratori handeliani.
 
E MUSICISTI
 “Il suonare insieme da solisti richiede dal singolo non solo l'impegno di tutte le sue capacità tecniche e musicali nell'esecuzione della propria parte, ma al contempo sempre anche il sapersi ritirare nell'ascolto attento degli altri. Solo se questo riesce, se cioè ciascuno non pone al centro se stesso, ma, in spirito di servizio, si inserisce nell'insieme e, per così dire, si mette a disposizione come "strumento", affinché il pensiero del compositore possa diventare suono e raggiungere così il cuore degli ascoltatori, solo allora si ha un'interpretazione veramente grande […]. È questa una bella immagine anche per noi che, nell'ambito della Chiesa, ci impegniamo ad essere "strumenti" per comunicare agli uomini il pensiero del grande "Compositore", la cui opera è l'armonia dell'universo” (Benedetto XVI, Discorso in occasione del Concerto del Philharmonia Quartett Berlin, 18.11.2006).
 
     Ma non si potrebbe parlare di strumenti senza ricordare il pregio e il servizio di coloro che agli strumenti danno voce.
     E il musicista che presta il suo servizio nella Cappella Musicale della Cattedrale è davvero colui che con tanta abnegazione offre la propria arte in nome della vera bellezza.
     Così è in particolare per Elvira Soresini, che, già eccellente pianista, con tanta passione quanta competenza si dedica generosamente anche al compito di organista e di insegnante fin da quando la Cappella mosse i primi passi.
     E se da una parte è il suo tocco sapiente e raffinato, all’organo e al pianoforte, che soprattutto la contraddistingue durante i riti e i concerti, dall’altra non c’è momento della storia della Cappella Musicale nel quale non si legga la sua presenza discreta e attenta, umile ed esperta.
    
PASSATO PRESENTE E FUTURO
     Ma la storia della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi è anche scritta e continua a scriversi in tante testimonianze vive del suo cammino, nel servizio appassionato di persone che si adoperano affinché ogni sua realizzazione comunichi quella stessa bellezza che è nella musica e nel canto.
     Gli organisti e i coristi che animano e guidano il canto dell’assemblea nei riti domenicali raccontano la Cappella, raccontano la Cappella i giovani insegnanti, racconta la Cappella il suo archivista e la racconta chi conduce il pullmino trasportando i piccoli da casa alla scuola e dalla scuola a casa; raccontano la Cappella coloro che curano tecnicamente la buona riuscita dei concerti, la raccontano i soci di Cantus e tutti coloro che della Cappella sostengono in vario modo lo studio, l’attività, le iniziative…
E ancora, la storia della Cappella è anche scritta nei libretti con i programmi di sala, negli stendardi appesi alla facciata della cattedrale, nei cartoncini d’invito, nei comunicati stampa che annunciano e accompagnano ogni concerto.
è anche scritta in una piccola striscia di carta di riso, dipinta da mano di artista, che custodisce tre brevi preghiere con le quali il coro si dispone ai momenti di studio e di servizio.

            A fare la musica può bastare un solo strumento (e la voce dell’uomo è uno degli strumenti), ma tanti strumenti ben accordati possono fare sempre nuova la musica… e così la storia della Cappella Musicale della Cattedrale continua.

 

 

La Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi, la sua storia…

Se è vero che c’è una storia della Cappella scritta negli anni, nelle esperienze, negli eventi, è pur vero che c’è un’immagine della Cappella, fatta di memorie e di progetti, di scelte e di aspirazioni, di fatiche e di entusiasmi: quotidianità, semplice, autentica ...viva! E in divenire.
     La Cappella Musicale si racconta da sé, altro è la narrazione che io posso farne, sicuramente parziale e soggettiva. Penso, per contro, al modo di ritrarre degli Impressionisti: tocchi di colore approssimati ed essenziali; nulla dichiarare o delimitare, lasciando che la vera natura di esseri e cose traspaia e si riveli per quello che è, senza regole, mai scontata. Così vorrei poter fare.
Ma non si può dipingere se non ciò di cui si ha esperienza.
La mia esperienza fra i cantori della Cappella della Cattedrale di Lodi inizia nel 1989, sotto la direzione di don Piero Panzetti: dal coro della Parrocchia a quello della Cattedrale.
 
 
Da lì parte il racconto: pennellate, come sulla tela della mia memoria.
  
  
PERSONe
Volti di uomini e donne, di varie età; diverse le provenienze, differenti i cammini, le sensibilità, i temperamenti. Persone rimaste, persone di passaggio: nessuna anonima, nessuna inosservata. Un gruppo ristretto ed incerto all’inizio, sempre più numeroso e stabile di anno in anno.
Qualcuno ha già competenze di canto, ci accolgono alcuni “veterani”, allievi di Monsignor Beccaria: la tradizione non s’interrompe, ma si eterna e accompagna gli eventi, indissolubile e docile. Avvertiamo la sensazione misteriosa e profonda di “essere sempre stati lì”, familiari al luogo e fra noi.
La cripta della Cattedrale, intima e accogliente, ci ospita, negli stalli, dietro il piccolo altare che custodisce l’urna del Santo: S. Bassiano veglia su di noi e ci sostiene. Respiriamo una sacralità antica.
“Si prova” tutti insieme una volta la settimana, si canta nei riti solenni. Si scambiano e si condividono esperienze con altri cori della Diocesi: come dimenticare la singolarità del rito di consacrazione dell’altare maggiore restaurato, o l’ardore e l’emozione delle “Veglie di San Bassiano”?!
C’è un tempo in cui più forte si avverte il desiderio, quasi l’esigenza, di incontrarsi; sono gli anni dei “viaggi” (in Svizzera, in Baviera, a Cannes, a Montserrat, a Solesmes).
La conoscenza reciproca, l’affiatamento, la voglia di stare insieme sono i punti di forza di quegli anni: la qualità del canto è in buona parte determinata e sostenuta dall’amicizia e dalla simpatia.
Studiano insieme i “professionisti della musica”, i dilettanti, i principianti: si impara ardentemente “per contagio” da chi ne sa di più. Si uniscono e si fondono le voci, elevando una preghiera non sempre consapevole: la spiritualità si propaga, gentile e generosa, di cuore in cuore.
Ringraziamo Dio perché ci mantiene umili nella convivenza e caparbi nello studio: su tale binario possiamo avere la garanzia di un cammino proficuo e duraturo”: così si esprime don Piero in una lettera ai coristi del marzo 1990.  E le persone camminano: passo dopo passo, come tenute per mano. Raggiunta una tappa, quando ci si ferma a prendere fiato assaporando la soddisfazione della distanza percorsa, solo allora ci si accorge di quel progetto che ci è stato a fianco, rispettoso e discreto compagno: è la personache traccia la sua strada.
 
 
Cantori
Viene il momento di una proposta più impegnativa: le giornate di ritiro e riflessione, che segnano il riprendere dell’attività annuale, sembrano preannunciare una svolta. è ora di daresenso e significato al proprio ruolo.  Noi formiamo un coro di Chiesa. Se per un serio coro generico è l’obiettivo artistico a costituire la sua ragion d’essere, per noi tale obiettivo è soltanto una tappa. La nostra meta artistica si sposta molto più in là: una volta acquisito il doveroso livello musicale, dobbiamo farlo fiorire fino al punto che si possa trasformare in orazione nella mente e nel cuore, tanto nostri quanto dei fedeli che partecipano al rito(lettera ai coristi, 1990).  La persona, priva di contorni, sfuma e si conforma al cantore, destinati a diventare una cosa sola.
Era bello e incoraggiante, ieri, che il Coro potesse dar voce ai singoli; per questa strada il gruppo ha preso assetto e identità. Ci sembra di essere arrivati, ma si tratta semplicemente di una tappa. è tempo che il cantoredia voce al Coro, che molteplici voci singolari ed esclusive si uniscano a formare un solo canto.
1993. Il Coro ha una sede tutta sua: l’antica sacrestia della chiesa di San Filippo, in via Solferino. Un piccolo gioiello che adesso può diventare la nostra sala, un’aula raccolta e ospitale dove imparare e cantare: circondati dagli imponenti armadi di legno intagliato; guardati dalla Vergine e dal Cristo delle due tele che, l’una alla nostra destra, l’altra alla sinistra, trovano posto, giusto al centro delle pareti, tra le grandi ante lignee; custoditi, sotto le agili volte a crociera; tra quattro austere colonne marmoree... che forse sono un po' il simbolo dei nostri studi!
è l’inizio di un’epoca nuova; se da una parte possiamo chiamarci “Cappella Musicale della Cattedrale”, dall’altra ci sentiamo oggetto di aspettative più esigenti.
In questi anni il Coro allarga i propri orizzonti, aprendosi ad altre realtà, confrontandosi con altre esperienze; studio e amicizie ci introducono alla tradizione di altri Paesi, al patrimonio di culture diverse dalla nostra.
Le “prove” settimanali per il cantore diventano due: una più specifica e mirata, per sole voci femminili e sole voci maschili, l’altra per il Coro al completo.
Di punto in bianco mi ritrovo “sui banchi di scuola”, ad imparare la musica; mi imbatto nelle fatiche del solfeggio: appunti, esercizi, interrogazioni; faccio i conti con l’imbarazzo degli errori e degl’insuccessi, con le difficoltà e le lacune; persino con le “giustificazioni”, con la tentazione di “bigiare” e... non è finita: pensate forse sia sfuggita ai “corsi di recupero”?
Dal corso di solfeggio a quello di “vocalità”: ricordo gli insegnamenti di Angus che, dall’Inghilterra a Lodi, per un anno ha rivestito il duplice ruolo di maestro e di componente del Coro; ricordo l’impatto con le peculiari tecniche inglesi, le nostre reazioni di sorpresa e smarrimento.
Attraverso tutti questi sforzi, sui quali ho voluto scherzare un po’, il cantorecresce in preparazione e competenza. Un’altra tappa.
 
 
Servizio
Adesso, con uno sguardo più attento, e retrospettivo, ci accorgiamo che sacrificio e sforzi hanno dato “carattere” al nostro studio.
Forgiati nel metodo e nelle scelte, possiamo arrivare pian piano a far sì che la nostra attività diventi “servizio”, che il nostro canto si stacchi da noi e si trasformi in preghiera, di giorno in giorno: non più “evento”, “occasione straordinaria”, ma semplicemente “quotidianità”, “mens ordinaria”.
“Il Signore, che ci dona il tempo e la vita, ci conceda di fondere la voce con il cuore, perché diventiamo testimoni della Verità”.
a quest’umile ma intensa invocazione affidiamo tutte le nostre aspirazioni. è la preghieradel Coro, instancabilmente e fermamente rinnovata.
Riuniti, ciascuno al suo posto nella Sala della Cappella per le “prove” serali, oppure in piedi a semicerchio nella Sala del Capitolo disponendoci al Rito: l’armonia di queste parole fa cantare i nostri cuori.
Lo stile della nostra preparazione assume aspetti nuovi: la liturgia è per eccellenza lo “spazio” e il “tempo” che ci accoglie e ci accompagna; indugiamo pazientemente in ascolto del “sacro” che dà voce e senso alla musica.  Ci misuriamo ora con ben altra fatica: quella di ritrarci dinanzi al Mistero che sovrasta il nostro canto.
è insistente, ma premurosa, la proposta del maestro, che altri maestri ci manda incontro di tanto in tanto; tornano qui alla mente le lezioni di don Vignolo e di padre Baroffio: chiavi di lettura per la nostra storia.  Siamo ancora in cammino, secondo la nostra andatura, di passo in passo, senza salti bruschi, senza svolte improvvise. Se in alcuni tratti rallentiamo stanchi o incerti, ecco siamo invitati a sostare e a prendere coscienza: la tradizione dei Padri, impronte di sentieri già percorsi, tracciano la strada verso la prossima meta.
Un progetto lungimirante ci accompagna, estraneo all’ansia e all’apprensione, perché nessun obiettivo sia troppo ambizioso o prematuro.
C’è un nome, quello di ciascuno di noi, scritto sulla cartella che contiene gli spartiti per lo studio: è come sentirsi chiamare personalmente, uno per uno, ad essere voce tra le voci, in uno spirito che è sempre meglio quello del “servizio”.  Cresce in consapevolezza il cantore, a poco a poco; si riconosce in un canto, in uno stile che è solo suo, profondamente affine e peculiare:habitus.
 
 
Abito
[…] si ritiene maturo il tempo di contribuire al decoro delle azioni sacre in Cattedrale predisponendo per i coristi la veste liturgica appropriata, che risponde allo specifico servizio che svolgono” (d. Panzetti, marzo 1994).
Ancora una volta, ravvisiamo quel sottile ma tenace progetto che ci sta guidando.
Il Coro riceve la propria veste; il cantore indossa una tunica che lo identifica e rappresenta: l’abito.
è il Vescovo stesso a consegnarci la tunica, dopo averla benedetta, con un rito semplice ed intimo ma suggestivo, nella Galleria dell’Episcopio.
Rivedo il lungo tavolo al centro, adorno di quei drappi bianchi indistinti, e noi tutti intorno, in piedi, ognuno nei suoi “panni”, ognuno coi suoi “colori”, voci diverse per una sola preghiera.
Chiamati per nome, ad uno ad uno, la tunica passa dalle mani del Vescovo alle nostre mani: il corista indossa una veste che lo identifica e rappresenta: abito.
Una sola “impressione” bianca senza contorni: impronta, traccia, cammino. “Sfumatura” che unifica ma non confonde: armonia.  Così rivestiti possiamo innalzare unanimi un solo canto, inno di ringraziamento e di lode.
Da quel momento l’assemblea dei fedeli, riunita nella celebrazione liturgica, riconosce il Coro da quest’abito, al tempo stesso austero ed essenziale. E, da parte sua, il corista è chiamato a riconoscersi in esso: significa accettarlo, ogni volta come fosse la prima. Si può indossare una veste, la stessa veste, al fine di apparire “uniformi”, ordinati, idonei per un’occasione, o in onore di qualcuno.
Una veste può anche essere “divisa”, simbolo e segno di un servizio o di un mandato.  C’è poi la veste, umile e familiare, che porto “in casa mia”, nella “quotidianità”, immagine di me stesso spontanea e autentica,scelta personale e intima.  Servizio, cantore, persona: l’abito.
 
 
In concerto
Solo ora, con “la veste”, il Coro è pronto ad esibirsi in concerto.
è un’esperienza nuova, che suscita entusiasmo e trepidazione: ci viene chiesto di esprimerci in un canto altrettanto partecipe e autentico quanto quello di un rito, così come devono essere riservati al rito lo stesso studio e la stessa preparazione dedicati a un concerto.
Prendiamo a poco a poco coscienza che un altro compito ci è affidato: evocare e fondere nel medesimo servizio la dimensione liturgica e quella musicale. Senza questo obiettivo, il Concerto sarebbe “l’evento”, un traguardo, l’occasione buona per dire “Ecco, siamo arrivati”, una volta per tutte. Ciò che sperimentiamo è ben diverso.
Quando sei giunto a saper leggere l’opera, quando ne conosci la melodia, quando sai rispettarne i tempi e le pause, sai tradurne il ritmo e la sonorità e senti di averne colti l’ispirazione e il sentimento, allora ti accorgi che il vero studio, quello che ti farà “sudare” sul serio, in realtà comincia adesso.  Hai conosciuto l’autore, la sua epoca, il suo stile; hai appreso il contenuto della sua opera, ora devi interiorizzarne il senso e farlo tuo, devi essere tu a far vibrare la musica, tu a farla parlare, tu a renderla significativa, tu a destare il Sacro anche al di fuori della liturgia.   
Ancora una volta, il presente fa luce sul passato e induce a leggere ciò che a suo tempo era rimasto oscuro o sottovalutato.  Ripenso ai “Vespri d’organo”, una delle prime iniziative musicali in Cattedrale: una volta al mese, la domenica pomeriggio, il suono dell’organo, talvolta congiunto a quello di un altro strumento, usava intrattenere gli ascoltatori in un raccoglimento e in una compostezza molto vicini a quelli di un rito.
Ricordo gli appuntamenti serali del primo sabato del mese e il “Ciclo delle improvvisazioni”: pregevoli musicisti hanno saputo elevare gli animi con note degne della sacralità del luogo. Solo ora riconosco in quei “momenti” i nobili presupposti di ciò che oggi è insistentemente affidato a noi.
 
 
Continuità
Se può esserci un “continuus”, un’armonia fondamentale ed essenziale che accompagni, sostenga e perpetui l’attività del “Coro della Cattedrale”, deve trattarsi senz’altro di questo profondo e rinnovato connubio fra liturgia e musica, fra musica e liturgia. La continuità, il futuro del Coro.
Da qualche tempo, ai nostri studi si affiancano quelli di un gruppo di “piccoli” cantori, fanciulli e preadolescenti: aggiungendo scuola a scuola, imparano il solfeggio, la vocalità, il canto, apprendono l’uso di uno strumento musicale, in un itinerario educativo consolidato di anno in anno. Nasceil Coro dei ragazzi.
Da non dimenticare è inoltre la realtà dei ragazzi cantori che, mentre si preparano in modo rigoroso, guardano al coro degli adulti con occhio tanto ammirato quanto critico: a loro, per un domani non molto lontano, dobbiamo preparare un ambiente qualificato, pronto ad accoglierli nel migliore dei modi” scriveva già don Panzetti in una lettera ai coristi dell’aprile 1993.
Se diversi sono i percorsi didattici e le metodologie, tuttavia univoco è il progetto: sintesi e frutto delle esperienze passate, specchio e guida di quelle attuali, fondamento e sostegno per il domani.
Il Coro dei ragazzi non è altro da quello degli adulti, bensì “una meta”, significativa ed essenziale: tradizione e avvenire.   Ogni anno, durante una Messa di suffragio per i Musicisti della Cattedrale, si svolge il rito di benedizione e di consegna delle tuniche ai nuovi coristi: alcuni piccoli cantori indossano per la prima volta la “veste sacra”, simbolo del loro ministero musicale nella liturgia.  Chiamati per nome, ad uno ad uno, come fu per noi quella prima volta nella Galleria dell’Episcopio, ricevono dalle mani del Parroco l’abito: il rosso è il loro colore, acceso e intenso come la loro età, come l’impegno delle loro menti, come l’entusiasmo dei loro cuori.   Così “rivestiti”, si uniscono finalmente agli altri: adulti e ragazzi insieme diventano un unico coro, il Coro della Cappella Musicale della Cattedrale.
Nei concerti, come nei riti, il bianco -certezza del presente- e il rosso -serenità per il futuro- si stemperano e si dilatano a dare quell’unico habitus che, solo, può parlare di noi.
Il “Concerto di Natale”, soprattutto, è di anno in anno l’espressione più cara e significativa del nostro cammino, del nostro “divenire”.
 
 
maturo è il tempo
Poiché il cammino prefissato sembra perseguire gli esiti desiderati ed i membri della Cappella Musicale dimostrano di maturare nella comprensione della natura e della finezza del servizio musicale liturgico...” (don P. Panzetti, marzo 1994).
Ormai la Cattedrale ha un Coro stabile: le persone hanno scelto e preso posto; maturo è iltempo per proposte più esigenti.  Con maggior fermezza ci vengono richiesti ordine e disciplina. Preghiera, silenzio, riflessione aprono, sostengono e chiudono il nostro canto e ogni espressione della nostra attività.  I componenti della Cappella assumono ruoli ed incarichi, sono: coristi e “soli”, maestri e allievi musicisti; addetti all’archivio, animatori del canto liturgico, lettori, coordinatori ai riti solenni e ai concerti...   La persona si rispecchia nel servizio che le è affidato, il servizio prende anima nella misura in cui la persona lo fa proprio.
Ci accompagna un’attenzione delicata e sottile, rivolta a ciascuno nella sua singolarità, di giorno in giorno; si cammina in un rapporto autentico e personale, volto ad accogliere e a valorizzare, a comprendere e a sostenere.
“Nec tam vocis quam virtutis concentus” (“Non tanto un’armonia di voci, quanto una concorde espressione di valori” Tac.).  Nel 1995 si forma un Coro di Canto Gregoriano che, a partire dai primi componenti, già inclusi nel Coro degli adulti, si arricchisce ben presto di nuovi cantori, conquistati dalla sobria purezza di questa melodia indicibilmente affine all’uomo, incredibilmente senza tempo.
E così via, di tappa in tappa, la Cappella Musicale della Cattedrale va prendendo forma e sostanza, come forse era stato progettualmente pensato fin dall’inizio, o al di là di quanto ci si sarebbe aspettati, chissà.
Di passo in passo, sulle note di Fauré (il Requiem), di Handel (il Messia), di Gorecki (il Miserere), di Vivaldi (il Gloria), in concerto, tracciamo la nostra storia.
Ma ben più vasta e multiforme è la materia dei nostri studi: il Te Deum di Arvo Pärt, il Magnificat di Bach e poi... e poi chissà cos’altro ci è riservato.
 
 
in cammino
Il 4 Marzo 1998 nasce, a sostegno dell’attività della Cappella,l’Associazione “Cantus - Amici della Cappella Musicale della Cattedrale”.   Cantus è frutto dell'affetto e dell'entusiasmo di alcune persone in vario modo "vicine" al Coro della Cattedrale: di qui la scelta di identificarsi in primo luogo nel nome di "Amici".   Impegno primario dell'Associazione è dunque quello di sostenere e favorire sotto diversi aspetti l'attività della Cappella, oltre a quello di estenderne il ruolo culturale nel campo della Musica.  Cantus collabora con la Cappella, offre supporto allo studio dei cantori, promuove i concerti e ne cura l'organizzazione, ma non manca di proporre a sua volta alcune iniziative. La rassegna estiva "Musica nei cortili della Città" diventerà un appuntamento consueto per i soci che amano congiungere il piacere della Musica con lo scenario artistico di alcuni dei più attraenti cortili privati di Lodi.   Nell’estate dello stesso anno 1998 si costituisce la “Capella Instrumentalis Laudensis”: la Cappella Musicale avrà così la propria orchestra.  Siamo al 1999: come tutta la Diocesi, anche la Cappella si prepara al Giubileo dell’anno 2000. è una sintesi di memorie e di esperienze, che porta a riconsiderare le proprie origini e a rinnovare il cammino percorso, rivisitandone le tappe.   Ai piedi dell’urna di San Bassiano abbiamo mosso i primi passi; l’Antifona a San Bassiano, musicata dal maestro Suzzani, ci ha avviati e ancora ci accompagna, straordinariamente solenne, intimamente “nostra”.  E come in quei primi anni, nella Cripta sotto l’Altar Maggiore e poi di fronte al grande organo, l’eredità dei Padri e dei Maestri ci guida e ci conduce senza interruzione alcuna verso il domani.
 
GIUBILEO DELL’ANNO 2000
“Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell'arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell'invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile. [...]
     La Chiesa ha bisogno, in particolare, di chi sappia realizzare tutto ciò sul piano letterario e figurativo, operando con le infinite possibilità delle immagini e delle loro valenze simboliche.”
     “La Chiesa ha bisogno, altresì, dei musicisti. Quante composizioni sacre sono state elaborate nel corso dei secoli da persone profondamente imbevute del senso del mistero! Innumerevoli credenti hanno alimentato la loro fede alle melodie sbocciate dal cuore di altri credenti e divenute parte della Liturgia o almeno aiuto validissimo al suo decoroso svolgimento. Nel canto la fede si sperimenta come esuberanza di gioia, di amore, di fiduciosa attesa dell'intervento salvifico di Dio” (Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, 4 aprile 1999, Pasqua di Risurrezione).
 
 
BASSIANUS
Domenica 5 Novembre 2000: la Cappella Musicale e la Capella Instrumentalis Laudensis eseguono in Cattedrale l'oratorio "Bassianus - Confessor ac Episcopus laudensis" composto per l'occasione dal maestro Mariano Suzzani.
È una tappa importante, che ci fa maturare sotto i profili teologico e di fede oltre che in qualità di cantori.
La musica […] tende a ricostruire gli antichi “modi” medievali. Il compositore ha naturalmente assegnato un’importanza prioritaria alla lezione gregoriana, soprattutto nella profonda e reciproca collaborazione tra parola e linea melodica, ma sono chiaramente avvertibili anche i riferimenti alle peculiarità barocche proprie della forma musicale dell’oratorio: così si esprime il musicologo Quirino Principe in occasione della presentazione dell’opera alla cittadinanza, l’11 gennaio 2000.
Il testo, curato da Ettore Garioni, ripercorre la vita del Santo così come ci viene raccontata dalle fonti eucologiche, ne rivisita i miracoli e la arricchisce di un più elevato contenuto spirituale, che emana dai passi biblici e dai salmi che accompagnano la narrazione degli episodi più significativi e degli interventi prodigiosi del primo Vescovo della nostra Diocesi.
Riserviamo particolare impegno, studio, esercizio e riflessione a quest'opera che resterà nel tempo a testimonianza della perenne devozione della Città verso il suo patrono.
Ma il Bassianus vuol essere anche un contributo significativo alla tradizione e al patrimonio artistico e culturale di Lodi. 
La santità di Bassiano, la musica di MarianoSuzzani: si estende dal secondo al terzo millennioil nostro omaggio alla Diocesi di Lodi.
 
GAUDIUM
Il 12 febbraio, nell’ambito della celebrazione del Giubileo degli Artisti, si tiene la presentazione del cd “GaudiumImprovvisazioni organistiche su brani gregoriani”. Nel disco, Mariano Suzzani esegue le improvvisazioni ispirate ai Misteri Gaudiosi cantati dal Coro Gregoriano della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi. L’incisione, curata dall’Associazione Cantus, è stata realizzata proprio nella nostra Cattedrale.
Il cd propone all’ascoltatore una singolare operazione che porta, dallo sviluppo di un tema della devozione religiosa – i Misteri Gaudiosi del Rosario –, alle forme musicali più elevate e colte della variazione e dell’improvvisazione.
[…] non è un’operazione peregrina, isolata da qualsivoglia contesto ecclesiale.fa notare Giacomo Baroffio nella presentazione che accompagna il cd Nasce da un’esigenza avvertita in una comunità che da alcuni anni cammina verso Dio lasciandosi guidare anche dalla musica. Una musica che nella liturgia è vissuta in prima persona grazie al coro che canta in rappresentanza dell’assemblea e che riesce in momenti appropriati a coinvolgerla nel canto in prima persona: tutto nell’ascolto della Parola che rimane prioritaria […]”.
Per la sua originalità e il suo pregio Gaudium rappresenta certamente un autorevole contributo al patrimonio artistico della Città e della Diocesi di Lodi, ma noi vorremmo che riuscisse soprattutto, come dice ancora Baroffio, a “esprimere la fede in quella tensione propria dell’esperienza religiosa cristiana che da sempre è chiamata a trovare l’equilibrio tra il divino-ineffabile e l’umano-dicibile nel quotidiano, tra passato e presente, tra parola-musica-silenzio dell’uomo e, prima ancora, di Dio”.
 
il viaggio
Dopo un’esperienza intensa come quella dell’Anno Giubilare, a confronto con due opere completamente nuove, con un linguaggio musicale che “è moderno e insieme ha un sapore arcaico” (G. Baroffio), la sensazione è quella di sentirsi in viaggio: si lascia una meta per raggiungerne un’altra.
Concerto di Natale 2001: è la volta dello splendido Weihnachts Oratorium, l’Oratorio di Natale, di J. S. Bach.
E poi ancora. "Quest'anno il mio viaggio è stato il Dixit": con questa incisiva affermazione don Piero dipinge al Coro ciò che sostanzialmente ha rappresentato, per lui stesso e per la Cappella intera, il Dixit Dominus di G.F. Handel, opera che la Cappella Musicale della Cattedrale, accompagnata dalla Capella Instrumentalis Laudensis, ha interpretato il 28 giugno 2002 in Cattedrale, in occasione del 50° anniversario di ordinazione del Vescovo di Lodi Mons. Giacomo Capuzzi.
     La preparazione di questa elaborata composizione sacra ha in effetti richiesto al Coro un anno di studio particolarmente intenso e impegnativo.
Non è bastato metterci "la musica" e "il canto"; è vero, in fondo si è trattato proprio di "un viaggio", di un percorso a volte rettilineo altre volte tortuoso, con delle tappe da raggiungere non sempre così vicine né così facilmente accessibili, ma comunque obbligate, da cui ripartire subito dopo e per andare oltre, per una strada in salita, in direzione di una meta e su un terreno che in un solo modo scoprivamo esserci meno impervio: a mano a mano che vi ci addentravamo.
     Studiare e interpretare il Dixit Dominus ha comportato prima di tutto il prendere confidenza col linguaggio di questo grandioso salmo 110, lasciarsi aiutare ad interiorizzarne - se non a comprenderne del tutto - il messaggio in termini di fede e di preghiera, cogliere ed esprimere per quanto possibile lo spirito del compositore stesso nella sua opera.
     Il concerto è alla fine la meta, ma significativo e indimenticabile è "il viaggio" che ha portato a raggiungerla.
     Ma se il 2002 è segnato soprattutto dalla preparazione del Dixit Dominus, è pur vero che lo studio e l'attività della Cappella proseguono il loro cammino anche verso altre tappe, più o meno distanti.
     Sabato 16 marzo, presso il Teatro Alle Vigne, il Coro della Cappella Musicale della Cattedrale (rappresentato da alcuni suoi componenti) esegue la Via Crucisdi Liszt.
     L'11 Maggio, in Cattedrale, i "bambini aspiranti cantori" presentano per la prima volta un concerto tutto per loro, che li vede impegnati in prima persona. Il Tesoro di Dio, di don Piero Panzetti, è il titolo della cantata per soli, coro e basso continuo, speciale segno e frutto di un anno di lavoro e di collaborazione tra i piccoli allievi, i giovani insegnanti (di Manuela Magli è il testo) e i Ragazzi Cantori, sotto la guida del maestro.
     Infine, in occasione del Concerto di Natale, il 23 dicembre, verrà eseguito il Magnificat di Bach, mentre il Coro Gregoriano continua assiduamente il proprio studio, ora concentrato sugli antichi Codici che custodiscono la liturgia dedicata a San Bassiano.
 
preghiera e canto
     Ogni prova di canto si apre e si chiude con la preghiera; in particolare, al termine della prova del sabato pomeriggio, il Coro al completo pronuncia in tono retto alcune invocazioni al Signore, ascolta e medita la lettura di un passo della Bibbia e conclude recitando: Beatus vir cuius est auxilium abs te. Ascensiones in corde suo disposuit (Ps.111/112).
     Per l’anno di studio 2001/02 il consueto versetto latino si arricchisce di una propria melodia sulle quattro voci ed è cantato in coro, prima della S. Messa. Ma il sentimento della vera lode a Dio, che prepara al canto, nasce solo dalla preghiera del cuore, come quella piena di gratitudine che recitiamo nel breve tempo che introduce al silenzio e predispone al Rito.
"Quanto ho pianto - o Signore -
al sentire gli inni e i canti in tuo onore,
vivamente commosso dalle voci della tua Chiesa che cantava dolcemente!
Quelle voci vibravano nelle mie orecchie
e la verità calava nel mio cuore
e tutto si trasformava in sentimento di amore
e mi procurava tanta gioia da farmi sciogliere in lacrime."
(S. Agostino, Le Confessioni)
 
UNIVERSALITà
     Continuando, infatti, l'antica tradizione biblica, a cui lo stesso Signore e gli Apostoli si sono attenuti (cfr Mt 26,30; Ef 5,19; Col 3,16), la Chiesa lungo tutta la sua storia ha favorito il canto nelle celebrazioni liturgiche, fornendo secondo la creatività di ogni cultura stupendi esempi di commento melodico dei testi sacri nei riti tanto dell'Occidente quanto dell'Oriente”(Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra, 22 novembre 2003).
Anno 2003. Se la settimana Santa viene introdotta dalle note cinquecentesche della Passio Domini Nostri Jesu Christi secundum Joannem del fiammingo Orlando di Lasso, sono i Vespri (1915) All Vigil Night (op.37) del russo Rachmaninov a far risuonare la Cattedrale nel Concerto di Natale. Nell’esecuzione dei Vespri, al coro della Cappella Musicale della Cattedrale si uniscono alcuni Cantori del Coro della Chiesa Ortodossa Russa di Milano: un’esperienza singolare alla quale la Cappella si è preparata con lo studio e con la riflessione, anche grazie alla visita alla Comunità di Bose, nel mese di maggio, dove il priore Enzo Bianchi ha offerto un’intensa lezione sul tema “Ortodossia e liturgia”.
 
E DEVOZIONE                                               
     “Il secolo scorso [...] ha conosciuto uno speciale sviluppo del canto popolare religioso, del quale la Sacrosanctum Concilium dice: «Si promuova con impegno il canto popolare religioso, in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle stesse azioni liturgiche, [...] possano risuonare le voci dei fedeli». Tale canto si presenta particolarmente adatto alla partecipazione dei fedeli non solo alle pratiche devozionali, [...] ma anche alla stessa Liturgia. Il canto popolare, infatti, costituisce «un vincolo di unità e un'espressione gioiosa della comunità orante, promuove la proclamazione dell'unica fede e dona alle grandi assemblee liturgiche una incomparabile e raccolta solennità»” (Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra).
     Il 2003 è anche anno di registrazione e pubblicazione di due cd interamente dedicati a Maria: “Ave NobilisCanti alla Madre di Dio dalla tradizione popolare alla letteratura classica”, che propone una scelta di canti popolari e del repertorio classico (dal gregoriano fino a composizioni contemporanee) e “Lodiamo Maria – Canti mariani della tradizione popolare”, eseguiti dal Coro dei Ragazzi Cantori.
 
LA SCUOLA per Ragazzi Cantori
     “Avete dunque un ruolo importante da svolgere nella vita della Chiesa. Siete i piccoli messaggeri della bellezza. Il mondo ha bisogno del vostro canto, poiché il linguaggio della bellezza tocca i cuori e contribuisce all'incontro con Dio. [...]
     Voi siete anche messaggeri della fede. Non basta infatti che, mediante la qualità del vostro canto, portiate il vostro auditorio alla preghiera e alraccoglimento. Poiché la musica e il canto sacri sono parte integrante della liturgia della Chiesa, il vostro canto aiuta i fedeli a volgersi verso Dio, soprattutto durante la celebrazione dell'Eucaristia” (Giovanni Paolo II, Congresso della Federazione Internazionale dei Pueri Cantores, 31 dicembre 1999).
     2004. Nasce a tutti gli effetti la Scuola per Ragazzi Cantori. Essa ha lo scopo di curare la formazione dei “più piccoli” che, frequentando la scuola elementare, aspirano a diventare Cantori della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi. Formazione musicale e al canto, ma anche formazione alla vera bellezza, al servizio, alla preghiera, allo spirito di celebrazione della liturgia.
     Un’esperienza molto coinvolgente, non solo per i ragazzi ma anche per alcuni giovani cantori della Cappella, chiamati ad essere inoltre educatori e insegnanti, trasmettendo ciò che a loro volta hanno ricevuto e interiorizzato.
     E quali splendide voci di solista sono nate e cresciute tra i Ragazzi Cantori!
 
 
VIVIFICE SPIRITUS VITAE VIS
“Nella Chiesa risuona spesso l'invocazione allo Spirito Santo: Veni, Creator Spiritus … - «Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato».
Lo Spirito Santo, «il Soffio» (ruah), è Colui a cui fa cenno già il Libro della Genesi: «La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque» (1,2). Quanta affinità esiste tra le parole «soffio - spirazione» e «ispirazione»! Lo Spirito è il misterioso artista dell'universo. Nella prospettiva del terzo millennio, vorrei augurare a tutti gli artisti di poter ricevere in abbondanza il dono di quelle ispirazioni creative da cui prende inizio ogni autentica opera d'arte” (Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti).
     Il 2004 è soprattutto anno di studio e di preparazione: non bastano le note di Handel, quelle dei Four Coronation Anthems che saranno eseguiti in occasione del Concerto di Natale, un’altra opera comincia a risuonare tra le pareti della sala del Coro, un’opera del tutto nuova, voluta e commissionata dalla e per la Cattedrale di Lodi.
     Il Vivifice Spiritus Vitae Vis – Carmen in Spiritum Sanctum, per soli, coro e organo, nasce quale omaggio della Cattedrale al proprio Vescovo Giacomo Capuzzi al termine del suo servizio di pastore della Diocesi.
     è ancora Ettore Garioni a selezionare e curare sapientemente i testi, tutti veterotestamentari, affidati questa volta alla singolare competenza compositiva di Guido Morini: un sodalizio di intenti e di ispirazione con il Maestro di Cappella don Piero Panzetti. 
     “Come già, a segnare l’inizio del terzo millennio, si era realizzato l’oratorio Bassianus, con questa nuova opera si intende proseguire su quella strada, perché dominante resta la convinzione che l’intreccio tra arte e fede, tra antico e nuovo possano, pur nella diversità dei linguaggi, aprire al mistero del sacro l’uomo che sa ascoltare” (E.Garioni, in Vivifice Spiritus VitaeVis, pubblicazione in occasione della prima esecuzione).
“Nella partitura si può individuare una scrittura musicale che ricorre al contrappunto, alla melodia gregoriana e al corale bachiano. La simbiosi fra il testo e la melodia, peculiarità del repertorio gregoriano come della polifonia rinascimentale, ricorre in tutta l’opera. Non mancano, inoltre, elementi ritmici e sonorità care alla sensibilità musicale contemporanea” (Pietro Panzetti, in Vivifice Spiritus Vitae Vis, pubblicazione in occasione della prima esecuzione del concerto).
Nulla di più eloquente, a raccontare l’opera, delle parole di coloro che hanno contribuito a darle vita.
     Il Carmen viene eseguito per la prima volta dalla Cappella Musicale il 5 giugno 2005 in Cattedrale.
 
 
“SILETE VENTI!”
In occasione del concerto di Natale di questo stesso anno – M.A. Charpentier, Te Deum e Messe de Minuit – si avvia una vivace collaborazione fra la Cappella Musicale e Silete Venti!, orchestra nata nel 2004 per volontà di un gruppo di giovani musicisti di varie nazionalità, amici della Cappella Musicale di Lodi, accomunati dal desiderio di promuovere lo studio filologico del repertorio classico e in particolare del periodo barocco.
 
APPARTENENZA
 “Da ultimo, vorrei ancora ricordare ciò che san Pio X disponeva sul piano operativo, al fine di favorire l'effettiva applicazione delle indicazioni date nel Motu proprio. Rivolgendosi ai Vescovi, egli prescriveva che istituissero nelle loro diocesi «una commissione speciale di persone veramente competenti in cose di musica sacra». Là dove la disposizione pontificia fu messa in pratica i frutti non sono mancati. Attualmente sono numerose le Commissioni […] che offrono il loro prezioso apporto nella preparazione dei repertori locali, cercando di operare un discernimento che tenga conto della qualità dei testi e delle musiche. Auspico che i Vescovi continuino ad assecondare l’impegno di queste Commissioni, favorendone l’efficacia nell’ambito pastorale” (Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra).
     “Facendo mia l’istanza dell’amato Predecessore, desidero incoraggiare i cultori della musica sacra a proseguire su tale cammino. è importante stimolare, come è intenzione anche del presente Simposio, la riflessione e il confronto sul rapporto tra musica e liturgia […]” (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata di studio sulla Musica Sacra, 1 dicembre 2005).
Mentre Benedetto XVI, succedendo a all’amato predecessore Giovanni Paolo II, ne prosegue il coraggioso e illuminato cammino avviando il proprio pontificato, la Diocesi di Lodi si prepara ad accogliere il nuovo Vescovo.
Il 17 dicembre 2005 la Cappella Musicale della Cattedrale, in comunione con l’intera Chiesa di Lodi, saluta l’ingresso di S.E. Mons. Giuseppe Merisi animando con la musica e il canto il rito solenne.
L’anno che segue, il 2006, sarà uno degli anni più vivaci nel campo della musica: la celebrazione del 250° anniversario della nascita di Mozart vede fiorire a livello internazionale una moltitudine di iniziative. La Cappella Musicale dedicherà al grande compositore, tanto amato dal papa, il Concerto di Natale con l’esecuzione dei Vesperae Solennes de Confessore e della Krönungsmesse KV 317 e, insieme a Silete Venti!, offrirà la propria collaborazione alla realizzazione di due giornate dal programma intenso – il 27 e il 28 maggio – promosse dalla Città di Lodi con il patrocinio del Mozarteum di Salisburgo.
Non basta, il 7 ottobre 2006 la Cappella Musicale esegue in Cattedrale Joshua: è il primo  dei più celebri oratori di Handel che saranno studiati e proposti al pubblico nel corso di tre anni. Joshua apre dunque un percorso, un cammino che avvicinerà i cantori, i musicisti e gli ascoltatori a tre personaggi biblici particolarmente significativi ed emblematici nella Storia della Salvezza.
Ma, ancora, il 2006 segna un’altra tappa importante: nel nuovo “Statuto e regolamento della Chiesa Cattedrale di Lodi”, voluto e promulgato dal Vescovo Giuseppe Merisi, la Cappella Musicale viene a tutti gli effetti riconosciuta e delineata quale parte integrante ed essenziale della Chiesa Cattedrale di Lodi.
La Cappella Musicale della Cattedrale è un’istituzione ecclesiale, creata allo scopo di:
a) provvedere al servizio musicale della liturgia nella Cattedrale, privilegiando le celebrazioni presiedute dal Vescovo;
b) diffondere la cultura religiosa mediante la musica sacra.
La responsabilità della Cappella Musicale è affidata al Maestro, in piena armonia con il Vescovo, il Rettore e il Cerimoniere vescovile” (Statuto della Chiesa Cattedrale di Lodi, Art. 6, 3 dicembre 2006).
 
CATTEDRALI
Il linguaggio di una cattedrale
è fatto di pietre, colori, luci,
profumi, silenzi, Presenza…
Una cappella musicale non vuole altro
che farsi voce di tale armonia.
Per la via dei suoni
diventa raggiungibile ciò che sta oltre:
il cuore di Dio, il cuore dell’uomo.
(don Pietro Panzetti)
Questo è “Cattedrali - Le Cappelle Musicali”, la rassegna annuale vivamente voluta da S.E. Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi, promossa dalla Cattedrale di Lodi con la Cappella Musicale e dal Servizio nazionale CEI per il progetto culturale della Chiesa.
“Ritengo che sia bello per la Cattedrale di Lodi poter invitare, a partire da quest’anno, le Cappelle Musicali di Cattedrali Italiane ed Europee, con la loro storia, con la loro vita.
La cappella musicale di una cattedrale è il luogo in cui si custodiscono e si coltivano i suoni. Tale opera, perseguita con dedizione amorosa e con attento studio della relazione che i suoni hanno tra loro, costituisce l’habitat nel quale crescono persone dedite alla musica: i cantori, l’organista, il maestro di cappella. Esse frequentano con assiduità la cattedrale; […] scoprono e si adeguano docilmente alla sua armoniosità, fino a sentirsene parte. […] Cresciuto a mia volta nel grembo di tale ricchezza, ho voluto la rassegna Cattedrali, perché lo spirito che anima una cappella musicale possa maggiormente propagarsi a vantaggio della bellezza” (Pietro Panzetti, presentazione in occasione della prima edizione della rassegna Cattedrali, libretto di accompagnamento ai concerti, ottobre 2007).
     A partire dal 2007 ogni anno, ad ottobre, la Cattedrale di Lodi risuonerà, oltre che delle note della sua Cappella, anche delle melodie e delle voci di alcune tra le altre numerose Cappelle Musicali di Cattedrali che con essa condividono lo stesso amore per quella ricchezza e quella bellezza che la musica sa comunicare.
Saranno così di volta in volta ospiti e, con la loro musica e il loro canto, anima della Cattedrale di Lodi le Cappelle Musicali di Cremona e del Duomo di Milano e i Domspatzen di Ratisbona nel 2007, le Cappelle Musicali delle Cattedrali di Fiesole e di Bergamo e l’Escolania di Montserrat nel 2008, la Cappella Musicale del Duomo di Bressanone nel 2009.
     Ed è per Cattedrali che la Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi eseguirà, dopo Joshua, altri due oratori handeliani: Judas Maccabaeus (ottobre 2007) ed Esther (ottobre 2008), per arrivare alla solenne Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannemdi Arvo Pärt (ottobre 2009), affidata alle voci dei più giovani cantori della Cappella per le parti corali e all’esecuzione esperta di sei solisti.
 
LITURGIA
     “A riguardo delle composizioni musicali liturgiche faccio mia la “legge generale” che san Pio X formulava in questi termini: «Tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell'andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto meno è degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme». Non si tratta evidentemente di copiare il canto gregoriano, ma piuttosto di far sì che le nuove composizioni siano pervase dallo stesso spirito che suscitò e via via modellò quel canto. Solo un artista profondamente compreso del sensusEcclesiae può tentare di percepire e tradurre in melodia la verità del Mistero che si celebra nella Liturgia” (Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra).
     Ma per tutti questi anni, venti da quel lontano 1989 che dà inizio alla “storia” della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi, fino ad oggi – anno 2009 – uno resta il filo conduttore che segna il cammino, che non va mai perso e che sempre permette di fare ritorno a casa: il canto per e “dentro” la liturgia.
     A partire dal 1998 si costituisce a poco a poco un repertorio di canti liturgici composti di anno in anno dal maestro di Cappella don Pietro Panzetti per la Cattedrale di Lodi. Si tratta sia di canti (o parti di canto) all’unisono, destinati a coro e assemblea uniti, sia di canti polifonici la cui esecuzione è essenzialmente affidata alle voci del coro.
     E in ognuno di questi canti, dal primo Credo, Signore. Amen del ’98, ai successivi Beate Bassianedel 2000, Beatus vir (2001), Ne derelinquas me, Domine (2002), Veni Redemptor gentium (2004), Beata Mater e Dirigatur, Domine, oratio mea (2006), fino al più recente Confessor Domini, Bassiane (2008) composto in occasione del XVI centenario del Patrono della Diocesi di Lodi - per citare solo alcune delle opere polifoniche più ispirate e significative - si ravvisano chiaramente la predilezione e la particolare inclinazione di don Panzetti per il canto gregoriano.
 
E CONCERTI
“Da questa esigenza intrinseca del parlare con Dio e del cantarLo con le parole donate da Lui stesso è nata la grande musica occidentale. Non si trattava di una “creatività” privata, in cui l’individuo erige un monumento a se stesso, prendendo come criterio essenzialmente la rappresentazione del proprio io. Si trattava piuttosto di riconoscere attentamente con gli “orecchi del cuore” le leggi intrinseche della musica della stessa creazione, le forme essenziali della musica immesse dal Creatore nel suo mondo e nell’uomo, e trovare così la musica degna di Dio, che allora al contempo è anche veramente degna dell’uomo e fa risuonare in modo puro la sua dignità” (Benedetto XVI, Discorso al mondo della cultura, Francia, Collège des Bernardins, 12 settembre 2008).
     Intanto, insieme al susseguirsi dei Concerti offerti alla cittadinanza e alla diocesi di Lodi in occasione del Natale – l’Ave Maria, i Salmi 42 e 115 e l’Hör mein Bitten di Mendelssohn nel 2007, il Gloria e il Beatus Vir di Vivaldi nel 2008 – si rinnovano, richieste, le esecuzioni del Vivifice Spiritus Vitae Vis (prima presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa e la Parrocchia di San Gaetano a Milano, poi a Locarno, e ancora presso la Comunità di Bose).
     E, tra le iniziative destinate a celebrare i 1600 anni dalla morte del nostro Patrono, il 18 aprile nella Cattedrale di Lodi e il 19 nella Chiesa Parrocchiale di Casalpusterlengo, la Cappella Musicale è chiamata a riproporre, dopo nove anni dalla prima esecuzione, l’oratorio Bassianus - Confessor ac Episcopus laudensis.
 
STRUMENTI
     “Sempre sul piano pratico, il Motu proprio di cui ricorre il centesimo anniversario affronta anche la questione degli strumenti musicali da utilizzare nella Liturgia latina. Tra essi riconosce senza esitazione la prevalenza dell'organo a canne, circa il cui uso stabilisce opportune norme. Il Concilio Vaticano II ha recepito pienamente l'orientamento del mio santo Predecessore stabilendo: “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”.
     […] Occorre tuttavia vigilare perché gli strumenti siano adatti all'uso sacro, convengano alla dignità del tempio, siano in grado di sostenere il canto dei fedeli e ne favoriscano l'edificazione” (Giovanni Paolo II, Chirografo sulla Musica Sacra).
      è l’organo a canne (Serassi, 1835) della Cattedrale di Lodi che sempre accompagna i riti animati dalla Cappella Musicale e il nostro canto durante la liturgia.
     C’è poi un piccolo-grande tesoro che a sua volta arricchisce la Cappella Musicale, un tesoro fatto di nobili e preziosi strumenti.
     “Ex ligno voces” è il nome che si è voluto dare l’ensemble di flautisti recentemente nato in seno alla Cattedrale di Lodi. “Voci di legno”, voci dal legno... vien da dimenticare i musicisti: quale la sorgente del suono, chi è che canta? Sono “i legni”, gli strumenti, sono loro che parlano… e forse raccontano. Loro i protagonisti: un consort di sette flauti rinascimentali di pregiata fattura, opera di Li Virghi, realizzati su commissione della Cappella Musicale. Attorno a questi sette flauti si è costituito il quintetto di flautisti (tutti professionisti e insegnanti attivi nel campo della musica antica e della ricerca musicologica) che ogni domenica si ritrova nella sala del coro per studiare e provare. Li abbiamo ascoltati a giugno, flautisti e flauti senza distinzione, voci limpide e suggestive nella splendida cornice del Coro dell’ex monastero di Santa Chiara Nuova; li potremo riascoltare in un cd pubblicato a cura della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi.
     Ma nella storia della Cappella Musicale ci sono altri “legni” che raccontano.
     L’organetto portativo, di fabbrica olandese (Gerrit en Henk Klop), pregevole copia di uno strumento del XVI secolo: da anni accompagna, con la morbida sonorità delle sue canne in legno, le fatiche, le emozioni e le gioie relative ai concerti, preparazione ed esecuzioni.
     Il nuovo pianoforte a mezza coda (della Casa Schimmel), nella sala del coro, fedele compagno e supporto del nostro studio settimanale: oh, lui sente le voci abbozzarsi e riscaldarsi, sente il canto nascere ancora timido e allora lo incoraggia e lo sostiene - lui, sicuro e robusto nei suoni - finché non sia pronto a “volare”.
     Non manca infine un clavicembalo italiano, strumento d’elezione per l’esecuzione degli oratori handeliani.
 
E MUSICISTI
 “Il suonare insieme da solisti richiede dal singolo non solo l'impegno di tutte le sue capacità tecniche e musicali nell'esecuzione della propria parte, ma al contempo sempre anche il sapersi ritirare nell'ascolto attento degli altri. Solo se questo riesce, se cioè ciascuno non pone al centro se stesso, ma, in spirito di servizio, si inserisce nell'insieme e, per così dire, si mette a disposizione come "strumento", affinché il pensiero del compositore possa diventare suono e raggiungere così il cuore degli ascoltatori, solo allora si ha un'interpretazione veramente grande […]. È questa una bella immagine anche per noi che, nell'ambito della Chiesa, ci impegniamo ad essere "strumenti" per comunicare agli uomini il pensiero del grande "Compositore", la cui opera è l'armonia dell'universo” (Benedetto XVI, Discorso in occasione del Concerto del Philharmonia Quartett Berlin, 18.11.2006).
 
     Ma non si potrebbe parlare di strumenti senza ricordare il pregio e il servizio di coloro che agli strumenti danno voce.
     E il musicista che presta il suo servizio nella Cappella Musicale della Cattedrale è davvero colui che con tanta abnegazione offre la propria arte in nome della vera bellezza.
     Così è in particolare per Elvira Soresini, che, già eccellente pianista, con tanta passione quanta competenza si dedica generosamente anche al compito di organista e di insegnante fin da quando la Cappella mosse i primi passi.
     E se da una parte è il suo tocco sapiente e raffinato, all’organo e al pianoforte, che soprattutto la contraddistingue durante i riti e i concerti, dall’altra non c’è momento della storia della Cappella Musicale nel quale non si legga la sua presenza discreta e attenta, umile ed esperta.
    
PASSATO PRESENTE E FUTURO
     Ma la storia della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi è anche scritta e continua a scriversi in tante testimonianze vive del suo cammino, nel servizio appassionato di persone che si adoperano affinché ogni sua realizzazione comunichi quella stessa bellezza che è nella musica e nel canto.
     Gli organisti e i coristi che animano e guidano il canto dell’assemblea nei riti domenicali raccontano la Cappella, raccontano la Cappella i giovani insegnanti, racconta la Cappella il suo archivista e la racconta chi conduce il pullmino trasportando i piccoli da casa alla scuola e dalla scuola a casa; raccontano la Cappella coloro che curano tecnicamente la buona riuscita dei concerti, la raccontano i soci di Cantus e tutti coloro che della Cappella sostengono in vario modo lo studio, l’attività, le iniziative…
E ancora, la storia della Cappella è anche scritta nei libretti con i programmi di sala, negli stendardi appesi alla facciata della cattedrale, nei cartoncini d’invito, nei comunicati stampa che annunciano e accompagnano ogni concerto.
è anche scritta in una piccola striscia di carta di riso, dipinta da mano di artista, che custodisce tre brevi preghiere con le quali il coro si dispone ai momenti di studio e di servizio.

            A fare la musica può bastare un solo strumento (e la voce dell’uomo è uno degli strumenti), ma tanti strumenti ben accordati possono fare sempre nuova la musica… e così la storia della Cappella Musicale della Cattedrale continua.

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